La canoa

La canoa
splendido oggetto per il tempo libero

sabato 8 maggio 2010

Capitolo 6

La loro prima volta
Arrivarono entrambi con un discreto anticipo e, dopo essersi molto amorevolmente salutati, prima con gli occhi e poi molto discretamente con le labbra, con un dolcissimo e tenero bacio sulla guancia dell’altro, che appena sfiorarono, si fecero a tal proposito una bella risata, dopo aver guardato l’orologio, capirono che l’ansia li aveva portati ad anticiparsi. I loro occhi esprimevano tutto il travaglio che li stava facendo soffrire in un modo abbastanza evidente. Ovviamente entrambi arrossirono ed entrambi lo notarono senza accennarlo all’altro. Non ce la facevano più ad attendere, dovevano toccarsi, sfiorarsi, odorarsi, palparsi, leccarsi, come si fa, quando si entra in una pasticceria e si sentono gli odori penetranti dei migliori dolci e delle migliori torte. E non si vede il momento di mangiarlo, appena dopo averlo annusato e odorato con voluttà, specialmente i golosi che chiudono gli occhi e fanno un profondo respiro. La passione, il desiderio dell’altro, che era diventato come l’ossigeno che respiravano, li aveva entrambi lasciati quasi senza forze nelle gambe, erano passati attraverso una notte abbastanza insonne, dopo le prime due o tre ore di sonno, si erano svegliati e riaddormentati varie volte. I sogni che avevano fatto, che si raccontarono a fine incontro stesi sul letto guardando il soffitto, avevano un comune denominatore, la preoccupazione di dimenticarsi dell’appuntamento, la paura che la sveglia non suonasse, che nascessero situazioni di pericolo, che fatti ed eventi estranei alla loro volontà li costringessero a non poter andare all’appuntamento. Ad esempio che gli autobus fossero improvvisamente in sciopero, che le gambe si paralizzassero, che i movimenti scendendo le scale, e fuori per strada, fossero lentissimi e le gambe pesantissime come il piombo, che volessero correre ma andavano meno veloci di una lumaca, che avessero l’influenza, un raffreddore, che i genitori arrivassero all’improvviso, credendo di fare una sorpresa e di far felici i figli. Senza sapere che all’età dei nostri ragazzi, non bisognerebbe mai fare visite a sorpresa, che la vera sorpresa la potrebbe fare il figlio o la figlia ai propri genitori, che scoprirebbero quanto velocemente i loro “bambini”, nel frattempo, siano diventati adulti, uomini e donne. L’elenco potrebbe continuare a lungo, è successo e succederà sempre a tutti gli innamorati, alla vigilia del loro primo ed importante incontro, con l’uomo o con la donna della loro vita, accade tutti i giorni. In tutte le latitudini e longitudini, in tutte le città ed in tutti i paesi e villaggi, c’è sempre una coppia che si stà incontrando per la prima volta. Che teme di non arrivare, che suda freddo, che teme di non farcela, di non arrivare all’appuntamento e con il cuore in gola, di arrivare in ritardo dopo aver corso tanto e con il cuore in gola, trafilato arriva al luogo dell’incontro. Finché non passa e finisce la “prima volta”, c’è anche l’ansia del non deludere, del far bene, di essere all’altezza, della prestazione, di essere sufficientemente gentile, cortese, gentleman, di interpretare bene le aspettative delle coetanee, di non dire cose sbagliate, di commentare e fare una piacevole conversazione, se il caso lo vorrà, capace di coprire l’imbarazzo della situazione che assieme stavano per vivere la prima volta. Sia Rupert che Claire sapevano, ne erano convinti, come se fossero stati predestinati ad incontrarsi e ad amarsi per sempre, per l’eternità, che non ci sarebbe stato nessun altro nella vita dell’altro dopo il loro incontro. Ne erano profondamente certi. Sapevano fin nel loro più profondo che l’altro doveva essere la persona giusta, e ci speravano in un modo molto deciso, fermo e sicuro, convinto. Non avevano smesso, dal momento dell’incontro, di pensare all’altro. Qualsiasi cosa stessero facendo, ovunque si trovassero, il loro pensiero era in parte, ma a volte, completamente distolto dal ricordo che correva prepotente all’altro, dall’impressione indelebile lasciata dall’altro, dal profumo dell’altro. Dei due, Claire era quella che profumava di più, che aveva un profumo più intenso, infatti Rupert aveva sempre, specialmente nei primi anni, il profumo della pelle di Claire nelle sue narici, e ne era letteralmente inebriato. In effetti Rupert, che come tutti i maschi, era programmato, dall'evoluzione della specie, per pensare a come trasmettere i propri geni e per la procreazione aveva scelto Claire. Claire, d'altro canto, aveva altri attributi a cui aveva pensato, dal momento che aveva conosciuto Rupert, gentilezza e sincerità erano i principali, mancava la stabilità economica, ma lei aveva avuto immediata fiducia nel ragazzo che stava dividendo con lei il primo incontro sotto le coperte tra due adulti consenzienti. Potrà sembrare strano ma, e questo lo scoprirono pochi anni dopo, mentre stavano facendo l’amore, ed a Rupert uscì spontanea la confessione che gli sgorgò forte dall’anima che “… il profumo della tua pelle mi ha fatto sempre impazzire, mi ha rivoltato la parte più profonda del mio animo, era come odorare rose selvatiche, gelsomini, l’essenza più assoluta e più pura della femminilità, che mentre facciamo all’amore stò già pensando alla prossima volta. Essere dentro di te non è mai sufficiente, non mi basta, vorrei entrare dentro di te con … tutto il resto del mio corpo. Quello che c’è ora non è sufficiente, non basta. Aveva ragione Platone, quando nel Simposio uno dei suoi personaggi, Aristofane, dice che l’amore per la donna amata è la ricerca dell’altra metà, da cui era stato in precedenza separata, e una volta ritrovatala, non vuole più staccarsi perché gli amanti, una volta ridiventati tali, sono un solo ed indivisibile corpo. Sono complementari.
Aprirono la porta, chiudendola accuratamente e dando due mandate alla serratura, e si trovarono direttamente nel salotto e di lì, istintivamente, senza alcuna esitazione, andarono direttamente nella stanza successiva, che scoprirono avere un gran bel letto matrimoniale. Tutto l’appartamento era arredato con gusto sobrio e semplice, con solo l'essenziale, con colori tenui alle pareti, un semplice giallo molto delicato e chiaro, sui pavimenti v’erano grandi tappeti persiani dai tenui colori e quadri alle pareti, ma prevalentemente acquerelli di scene di caccia alla volpe, di cavalli su bei prati verdi, o di cani che ormai non c'erano più e, sui vari mobili, vasi di porcellana di varia foggia, con fiori freschi di stagione e piccoli soprammobili d’argento, cornici con belle foto in bianco e nero di parenti e familiari del proprietario, segno distintivo ed inequivocabile di un proprietario benestante e proveniente da famiglia con antiche tradizioni e tanto buon gusto estetico. Si guardarono negli occhi e ammiccarono, sorridendo ma senza esagerare, ma compiaciuti della fortuna che gli stava capitando, di avere a loro totale disposizione un bel nido per il loro primo incontro, un luogo che dava loro tutta l’intimità ed il tempo necessari per finalmente conoscersi meglio e … più a fondo. Un appartamento piccolo, ma decisamente molto bello, molto ben tenuto e attraente, caldo, confortevole, con tutto ciò che un giovane colto e raffinato potesse aver bisogno. Tutte le stanze erano in perfetto ordine e pulite, perché il fortunato proprietario aveva anche chi settimanalmente gli metteva a posto il tutto. Le finestre del soggiorno, come pure la camera da letto, davano su un giardino retrostante alla palazzina nella quale, al primo piano, erano quel giorno Rupert e Claire. Era ben tenuto e con un bel prato ampio e spazioso e con tanti fiori di stagione ai lati ed al centro, che sembrava un quadro di un impressionista francese, il giardino era anche piuttosto grande e spazioso, con anche una parte coperta di grossi ciottoli sulla quale c’era un bel tavolo in ferro battuto e circondato da sei sedie, immaginarono per fare dei cocktail in estate e delle cene nei pomeriggi domenicali quando invitava i suoi più cari amici. Nel giardino c’erano anche degli spazi coltivati a piante aromatiche (rosmarino, salvia, erba cipollina, ecc.) che erano utili al loro amico per rendere più saporiti e gustosi i piatti che lui cucinava. Aveva anche dei filari di lamponi e piante di rabarbaro, che spesso allietavano e rendevano più gustosi i loro pudding. L’amore per la buona cucina e per le piante aromatiche lo aveva appreso da prima di lasciare la casa paterna, da sua madre in particolare, che gli aveva raccontato di aver avuto da piccola, nella casa dei nonni dove era cresciuta, un cuoco molto capace e tanto bravo che aveva fatto dei brevi corsi di cucina in Francia. Sin da quando era piccolo, sua madre, lo coinvolgeva nell’ esecuzione di piatti e gli spiegava, come per un nuovo gioco, coinvolgendolo nella bellezza, nell’importanza e nella bontà del mangiare bene – perchè noi siamo anche ciò che mangiamo e beviamo- e, passo dopo passo, come si arrivava ad avere un risultato finale ottimo. Gli parlava anche dell’origine delle ricette, dei singoli ingredienti, dei modi e tempi di cottura, ma senza mai esagerare, senza mai forzare, senza insistere, lei era bravissima a controllare, volta per volta, il livello di interessamento del suo adorato figlio. Gli assaggi erano continui, così come lo scambio di opinioni. La mamma lo capiva e lo intuiva dall’intensità e dalla qualità delle domande che suo figlio Jack le faceva. Durante questi incontri entrambi si divertivano tantissimo, tanto che si dimenticavano del trascorrere delle ore. Gli altri membri della famiglia ne erano, incredibile a dirsi, gelosi.
Jack era il proprietario della magnifica dimora, che Rupert e Claire stavano momentaneamente ammirando e godendone la sobria, elegante, raffinata e calda atmosfera. In cuor loro, com’ è facilmente comprensibile, senza pensare di confessarlo all’altro, speravano che il pomeriggio non sarebbe mai finito, che il tempo si potesse, come per incanto e per magia, fermare, arrestare per tutta la durata del loro primo incontro.
Rupert le chiese ad un certo punto, tanto per rompere il ghiaccio, che nel loro caso era più incanto frammisto ad ammirazione relativo a dove si trovavano, che altro, se volesse bere qualcosa, se avesse sete. Lei lo guardò negli occhi in un modo tanto amorevole ed incantato, con un tono tipico di chi è a proprio agio ed è sprofondato in pensieri importanti e vitali, con una vocina tenue ed esile, che lui restò come sorpreso dalla dolcezza e dalla grazia delle parole di Claire, “… no grazie, non per ora. Forse …dopo”. Aggrottando le ciglia e guardandolo dal basso verso l’alto e accennando un timido sorriso. L’intervallo tra «forse» e «dopo» fu molto più lungo di quanto ci si aspettasse in una normale conversazione, l’emozione era forte ed il significato della lunga pausa fu chiara ad entrambi e scoppiarono in una calda, complice e dolce risata.
Lei si rese conto, compiacendosi, del suo … coraggio, forse anche un po’ della sua sfacciataggine, si potrebbe definire, ma ne rimase anche un po’ orgogliosa. Non voleva essere considerata come la solita donna, timorosa del maschio e di che cosa lui avrebbe pensato di lei, se lei avesse detto certe cose prima di lui, se lei avesse dimostrato di essere a conoscenza di certi fatti della vita e ne avesse apertamente parlato o solo accennato. In quegli anni, pochi dopo la fine della guerra, solo i maschi ne potevano parlare, i costumi e la morale erano ancora parecchio vittoriana, se solo lo avessero voluto ma, data la loro proverbiale e ben nota discrezione e riservatezza, era raro trovarne che ne avrebbero fatto oggetto di conversazione. In quei tempi di sesso o di erotismo non si parlava, era un argomento troppo particolare, era taboo, il pensiero vittoriano era ancora forte e presente, era quasi un tabù. Di certe cose semplicemente non si parlava, non si discorreva in pubblico, ne potevano parlare solo i maschi, specialmente al pub.
Rupert si scosse dal relativo torpore nel quale era temporaneamente sprofondato, anche se era andato all’appuntamento con animo, si potrebbe dire vigile, attento e guardingo, non voleva deludere, voleva conquistare Claire, di farla solo sua, non voleva lasciarsi sfuggire l’opportunità che la fortuna gli aveva dato. Rupert la guardò negli occhi e notò che i suoi incominciarono per primi a sorridere, per una sorte di velata complicità, seguiti dal resto del suo viso, le si avvicinò e, allungando le mani, prese quelle di Claire, che erano calde e morbide, non fredde e tremanti come aveva temuto per qualche istante, le avvicinò lentamente e, mentre la fissava guardandola negli occhi, cercando di cogliere il minimo segno da leggere per cercare di interpretare il suo pensiero, avvicinò le mani alle sue labbra, sulle quali depose un dolcissimo, timido, lento, tremulo, ma intenso e caldo bacio. Erano entrambi molto emozionati, e stavano leggermente tremando dalla paura di quello che stavano facendo e di quello che sarebbe successo. In quegli anni era abbastanza inconsueto per una giovane coppia trovarsi soli in un appartamento. Claire, che stava mostrando di apprezzare, con un semplicissimo sorriso ma in modo abbastanza chiaro, il semplice e prevedibile gesto, del resto molto sensuale di Rupert, avvicinò lentamente la sua guancia destra a quella di Rupert, che previdente, quella mattina si era rasato particolarmente bene, e si era anche parecchio profumato usando una lavanda molto dolce, la Atkinson. Proprio come fa una giovane mamma con la sua creatura, quando questa, man mano che cresce, diventa sempre più paffutella e più morbida.
Si toccarono e si strofinarono le guance accarezzandosi, e passarono ad un bacio di quelli dolci e teneri ma veri, ma con il cuore che le batteva in gola, un formicolio al volto e un fuoco che ardeva in fondo al ventre. Le diede un bacio sulle labbra, che poi lentamente si trasformò in uno alla francese. Claire aveva labbra leggermente carnose e il bacio fu così più passionale ed efficace, più pervadente, perché riesce a trasmettere meglio il piacere che si prova e che si vuole trasmettere. Rupert non riuscì a frenarsi, il desiderio era irrefrenabile e la passione eguale, e fece lentamente scivolare la mano destra verso il fondo schiena di Claire, che lo lasciava fare perché era quello che in fondo voleva. Rupert arrivò alla cintura lampo che teneva su la gonna, e la spinse in basso sino alla fine della sua breve corsa di una decina di centimetri. Lei allo stesso tempo gli infilò le mani al di dentro della giacca e le passò sotto le ascelle per abbracciarlo e stringerlo a sé meglio. Solo allora capì quanto robusto fosse il suo uomo, quanti grandi fossero i muscoli ben scolpiti della schiena, ben evidenti e tesi, e la larghezza delle spalle. Le mani di Rupert scesero ancora più giù, arrivarono alla sottana di morbida seta che, però, partiva dalle spalle, timidamente portò le mani alle spalle e prese le spalline della sottana e lentamente gliela tolse. Lei gli stava sbottonando la camicia, lui le stava finendo di tirar giù la sottana e passò al reggiseno, lei gli tolse prima la giacca e poi la camicia, lui passò allo sbottonare il reggiseno e a questo punto lei lo bloccò e gli disse di andare sotto le coperte. Lui accostò le tende creando una penombra che era molto romantica e si avvicinò al lato destro del gran letto. Lei andò dall’altra parte. Lui lentamente si tolse i pantaloni, iniziando a fischiettare, ma riuscendoci molto male, per coprire la fortissima emozione, i battiti cardiaci erano certamente uguali a quelli che aveva mentre si trovava in barca e remava, poi si tolse le scarpe, quindi i calzini, la canottiera e, restando in mutande, si infilò poi nel gran letto. Lei restando in reggiseno e mutande fece altrettanto. Le lenzuola erano di un morbidissimo e costosissimo cotone, erano fatte di una qualità che si chiama “pelle d’uovo” tanto è morbido come se fosse seta. In un istante i due corpi si cercarono e si abbracciarono, gli occhi si cercarono e ognuno cercò e trovò nel profondo dell’altro quello che stava cercando. Lui passò sopra di lei, lei si tirò giù le mutandine e tirò giù anche quelle di Rupert, che standogli sopra, e abbracciandola da sotto le ascelle, avrebbe avuto difficoltà a togliersele. Ma, anche se Rupert ci avesse provato a togliersele, lei lo avrebbe fermato, lei non glielo avrebbe permesso, voleva essere lei la prima a toglierle all’uomo della sua vita, lei lo aveva deciso da tempo che lui sarebbe stato l’unico uomo che gli avrebbe dato una famiglia, dei figli, una casa. Lo aveva capito dopo poco il loro primo incontro. E aveva deciso che non avrebbe neppure potuto immaginare il cercare, se da qualche altra parte ci fosse stato, fosse esistito qualcun altro che avrebbe potuto fare concorrenza al suo Rupert, che fosse stato più dolce, più colto, più amabile, più gentile, più affettuoso ed attraente o con un migliore e più promettente futuro. Aveva deciso, ne era certa. Le era bastato l'istinto, che le femmine hanno molto più sviluppato dei maschi. Perché Claire era una donna decisa, che sapeva il fatto suo, l’educazione che aveva ricevuto anche lei, come Rupert e Ian, le aveva instillato autostima innanzitutto e sicurezza di sè e delle proprie capacità, delle proprie possibilità e potenzialità, perché anche lei aveva alle spalle una famiglia che l’aveva, sempre amorevolmente, seguita nei suoi studi, come nella vita sociale, ne avevano sempre parlato e discusso con entrambi i genitori, anche con le lunghe lettere che si scambiavano regolarmente, settimanalmente. Lettere nelle quali si raccontavano, nei dettagli, gli eventi salienti della settimana precedente. Pagine intere su affari di cuore, con tutti i potenziali ed auspicati sviluppi, pagine sugli studi e sui prossimi esami oppure sull’alloggio che divideva con delle altre studentesse ed i rapporti che aveva con loro, del carattere e delle inclinazioni dei singoli, sulle loro famiglie, oppure di che cosa avevano mangiato, portata per portata a cena a casa di amici, qualche sera prima o di come avevano trascorso il week-end precedente. Avevano anche parlato di sesso e di come avvicinarcisi, e delle precauzioni fisiche e specialmente psicologiche da usare. Queste ultime sono infinitamente più importanti di quelle fisiche, senza una attenzione alle implicazioni emotive il rischio di ritrovarsi con la persona sbagliata sarebbe stato molto grande. Troppo grande per non essere attenti e cauti.
Quando finalmente incominciarono a guardarsi, l’atmosfera cambiò, entrambi diventarono molto seri e i loro occhi non nascondevano all’altro la tenerezza e la gioia di essere finalmente soli e abbracciati, stretti in un luogo magico ed unico, senza occhi ed orecchie estranee, il mondo intero era per magia scomparso. Il corpo di Claire era molto armonico, pelle chiara e rosea, tipica di una giovane ventenne che ha visto poco il sole, con dei bei seni e delle belle e lunghe gambe atletiche. Anche Rupert aveva un bel corpo, era molto alto e con la pelle molto chiara, pelle che molto raramente aveva visto intensi raggi solari, molto muscoloso con mani robuste e muscoli addominali pronunciati ed evidenti. Un vero atleta di gare olimpiche.
Il suo grande desiderio ed il suo vigore fu ben presto evidente e, sebbene fosse il loro primo amplesso, fu molto soddisfacente e appagante, e si amarono e si unirono molto teneramente, attenti al piacere dell’altro più che al proprio, l’armonia che trovarono e che scoprirono, fu grande e intensa. Lui entrò in lei lentamente e dolcemente, senza grosse difficoltà, lei gli raccomandò una sola cosa, di non fare una galoppata e di non aver fretta, ma di andare lentamente, lui infatti la aspettò, riuscì a non aver fretta e si controllò benissimo, e dopo qualche minuto, prima lei, e poi subito dopo, lui arrivarono al culmine. Ebbero un magnifico e tenero orgasmo, che li soddisfò entrambi, ma molto più psicologicamente che fisicamente, e si strinsero ancora più forte di prima. Si sentirono e si videro entrambi molto emozionati, sudati e quasi in lacrime, perché fu una bella fortuna, alla loro la prima volta che facevano sesso, che i loro corpi e le loro menti si erano unite e conosciute, ad appagare e non deludere l’altro. Ma era, semplicemente, ciò che entrambi avevano deciso e volevano dare all’altro.
Fortemente speravano che l’altro fosse la persona predeterminata, ma non doveva scoprirlo subito, altrimenti se ne sarebbe approfittato, si sarebbe preso un vantaggio che avrebbe potuto gestire comodamente a proprio piacimento. Nei loro pensieri prima dell’arrivo e dell’incontro, stranamente, entrambi si erano messi a ripercorrere la loro breve vita, ed elencarono e ripercorsero le tappe più importanti, come se un imprevisto e decisivo evento si stesse per verificare, anche se i lustri vissuti da entrambi erano in numero inferiore a 4. Ma, in ogni caso, entrambi capirono che quell’incontro sarebbe stato molto importante, e che lo avrebbero ricordato a lungo, perché assieme volevano creare ed iniziare qualcosa di duraturo, entrambi fortemente credevano ciecamente, e in una forma ed in un modo quasi istintivo, nell’altro; sebbene si conoscessero da poco, ma c’era qualcosa di magico nel loro incontro.
Tanti loro amici avevano parlato e narrato o raccontato di storie a loro note di conoscenti, durate solo pochi mesi, qualcuna forse addirittura anche lunga qualche anno, ma entrambi, stranamente, senza averne preventivamente discusso si ritrovarono a condividere il desiderio di volere un’unica storia, un’unica liaison, un’unica ed eterna love story, non volevano fare esperienze, prima di unirsi spiritualmente e poi fisicamente con un altro. Non credevano nè aspiravano a cambiare partner, trovavano questa abitudine, questa moda, questo modo di fare o di agire, alquanto strano, per loro c’era un amore e solo uno, con una donna, una sola, non cambiamenti nè ripensamenti, mai tentativi, mai solo approcci o tentativi per vedere come va. Loro furono molto ma molto fortunati, fu il caso, il caso che determina come sempre e decide il tutto ciò che ci circonda, da quando apriamo, per la prima volta, gli occhi a decidere il corso delle nostre vite, fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo respiro.
Era come se si stessero cercando da sempre e, come per incanto, si erano, senza accorgersene ed improvvisamente, trovati, uno di fronte all’altro. Era, infatti, bastato guardarsi per una sola volta negli occhi, nei loro profondi sguardi che erano davvero pieni di comprensione e significati, imploranti amore, comprensione, affetto, nostalgia, responsabilità, contatto fisico e spirituale. Forse perchè la guerra era finita da una decina d’anni e, tutto quanto la prima generazione, nata a cavallo degli anni a metà del secolo scorso, cercava era pace, un pò di benessere e prosperità, speranze di indipendenza ed opportunità lavorative, il minimo, ed amore. Molto semplicemente, e null’altro. Il tutto sembrava una favola. Era la loro favola che stava iniziando; la favola, così la potremmo definire oggi, di Claire e del suo Rupert. In effetti, loro non se ne resero mai perfettamente conto, ma solo il lettore se ne renderà conto, pagina dopo pagina, specialmente verso la fine della storia, i nostri due splendidi giovani, da quel giorno, non smisero mai di incontrarsi ed amarsi, volersi e cercarsi, studiare e lavorare, mettere al mondo bambini, amarli ed accudirli, cercare casa ed arredarla, fare lunghi viaggi da soli o con i loro bambini, vissero in definitiva quello che a molti potrebbe benissimo, in prospettiva, essere considerato una «vita da sogno» o un «sogno che dura una vita».
Quel pomeriggio passò come un lampo, non se ne accorsero che entrambe le lancette dell’orologio da polso, con vecchio cinturino in pelle nera, che Rupert aveva avuto regalato dal padre, avevano fatto tre giri completi. Quando distrattamente Claire, durante l’ennesimo abbraccio, si trovò a breve distanza dagli occhi il quadrante dell’Omega, che Rupert portava al polso destra, e mise a fuoco, prima restò un pò interdetta poi fece un breve urlo.
«Rupert, sono le sei, dobbiamo andare via, tra poco arriva il padrone di casa. Non mi piacerebbe farmi trovare sola qui con te.»
Rupert saltò giù dal letto come un grillo, e in pochi istanti s’ infilò le mutande, corse al bagno, mentre se le stava ancora infilando, dove si lavò la faccia energicamente nel lavandino, se l’ asciugò e ritornò cercando il resto degli indumenti. Lei fece altrettanto e, dopo pochi minuti, forse appena due, furono entrambi fuori del flat e nella strada. Si avviarono alquanto silenziosi verso la fermata dell’autobus, principalmente perchè l’improvvisa fine del loro primo, vero, semplice, candido e straordinario incontro, aveva interrotto il loro sogno. Lo avevano vissuto, senza che se ne rendessero conto, come un vero e proprio sogno ad occhi aperti. Ma mentre i sogni, quando si interrompono improvvisamente, ti lasciano un leggero stordimento che, dopo una decina di minuti svanisce, quel pomeriggio li aveva invece lasciati come se stessero camminando su delle soffici nuvole.
Si avviarono, mano nella mano, alla fermata dell’autobus, parlarono poco nel tragitto perchè il bus era alquanto pieno, dovettero viaggiare in piedi, furono separati da quanti salirono dopo di loro, e ad ogni fermata ne saliva più di quanta ne scendeva e ogni volta i loro occhi si cercavano nella folla dei passeggeri, si scambiavano occhiate dispiaciute dalla momentanea ma imposta separazione, potevano fare ben poco per evitarla, dovevano e potevano solo subirla; avrebbero voluto trascorrere quei minuti uno negli occhi dell’altro, poichè le loro narici, le loro labbra, la loro bocca, la loro pelle, le mani avevano il gusto ed il profumo dell’altro intriso nel proprio. I loro odori durante tutto il tempo trascorso a letto erano passati da un corpo all’altro ed erano anche penetrati indelebilmente nella memoria olfattiva dell’altro.