La canoa

La canoa
splendido oggetto per il tempo libero

giovedì 11 marzo 2010

Capitolo 1

L'anno scorso, in una delle mie consuete visite annuali ai miei figli, sono stato a   visitare Patrick e Gabriella, che risiedono a Londra, ma vivono in case diverse, anche se nello stesso quartiere, Brixton, che si trova a sud di Victoria Station, a poche fermate di metropolitana. Zona abitata prevalentemente da una popolazione di colore; Patrick era inquilino di Daniel un giovane barrister, che non è altro che un avvocato con la specialità di poter parlare al giudice in tribunale durante il dibattimento; ci sono anche i lawyers che sono quelli che svolgono il ruolo di raccolta delle prove e della documentazione necessaria al barrister per portarla al processo in tribunale. La sua casa, che si svolgeva su due piani, era molto bella, e molto ben arredata, con un pò di giardino sia davanti che di dietro. All’ingresso c’era una bella moquette, color marrone scuro, e subito una scala che portava, dopo due brevi rampe, al pian terreno, che era composto da un piccolo pianerottolo a forma rettangolare, con una grande finestra che dava sul retrostante giardino. Dal pianerottolo, dove si trovava una grande scrivania degli anni ’50, con su un computer portatile e vari altri oggetti, tipici di una scrivania del 21mo secolo, che era rivolta verso il retro della casa e quasi attaccata alla vetrata, si accedeva, a sinistra al salotto, ed a destra alla cucina. Dalla cucina si passava poi ad un primo bagno, con vasca anni trenta, e con vari altri oggetti della stessa epoca, frutto di una costante ricerca per l’oggettistica di quel glorioso periodo. Dal pianerottolo, un’altra scala portava poi alla parte superiore della casa, dove c’erano una grande camera da letto ed un bagno padronale. L'arredamento della cucina era composto per la maggior parte da mobili e arredi dei primi decenni del secolo scorso, ed anche di modernariato, con qualche pezzo di antiquariato, pezzi molto ben tenuti ed originali, anche in cucina. Il gusto che aveva questo giovane trentenne, che veniva da un’ottima famiglia, (con un padre grande appassionato di cucina, ma cosi’ tanto appassionato, che si era fatta costruire, nella casa dove abitava con la moglie e madre di Daniel, due cucine, una per la famiglia, che usava la moglie e l’altra, molto piccola, che usava solo lui, per quando lui decideva di cucinare) era notevole, tappeti, poltrone, posters o acquerelli alle pareti, tavoli e sedie, vasi per fiori, la ricerca che era stata a monte di quel tipo, di caldo ed accogliente arredamento, la consideravo veramente calda ed accogliente da esserci come ospite. Per me fu come sprofondare improvvisamente in una casa di uno dei tanti film degli anni del bianco e nero; scoprii poi, infatti,che Daniel era un grande appassionato di cinema e molte delle sue idee le aveva prese dalla visione di film d’epoca, e dai tanti libri sulla storia del cinema di quel periodo che lui tanto amava. Nel salotto pero’ c'era un oggetto che attirò subito la mia attenzione e curiosità.
Oltre a varie scaffalature per ospitare i suoi numerosi libri, in bella mostra di sè, un'enorme mezza canoa in legno posta, con una delle estremità verso l'alto soffitto, in un angolo, con a sinistra una finestra piena di luce, ben lucidata e tenuta in perfetto stato di conservazione, ma che fungeva ed era stata adibita a libreria. Appena ne ebbi l'occasione, chiesi a Daniel dove avesse trovato quel magnifico oggetto ma, estremamente incuriosito dalla singolarità dell'oggetto, chiesi anche dove era l'altra metà. Mi rispose che l'aveva trovata e comprata in un negozio di Londra specializzato in mobili antichi e recenti e che al momento dell'acquisto non aveva pensato a dove potesse essere l'altra metà, nè come mai si potesse tagliare in due un tale bellissimo oggetto. Gli era piaciuto, aveva trovato il prezzo ragionevole, e l' aveva acquistato. Gli chiesi, se poteva e se non aveva nulla in contrario, di darmi il nome del negozio ed il suo indirizzo. Fu capace di darmelo solo alcune settimane dopo, si ricordava la zona, ma il luogo esatto, la strada ed il numero civico li rintracciò solo dopo una lunga ricerca, nella corrispondenza che abitualmente con un certo scrupolo conservava. Dopo una semplice e gustosa cena, durante la quale tutte le più elementari regole del buon comportamento conviviale furono rispettate, come il non interrompere chi stava parlando, non sovrapponendosi, per l'ansia di voler esprimere la propria opinione, a chi ha la parola, ma pazientemente aspettando, il proprio turno, e se per errore si interrompe, questo o si ammutolisce, e l'altro capisce immediatamente di aver interrotto nel momento meno opportuno, oppure chi ha interrotto, chiede scusa e chiede, a chi stà parlando, di continuare. Ci furono tante risate e tanti interessanti argomenti che riuscimmo a snocciolare, ovviamente parlammo di cucina e della cucina italiana, che lui considerava la migliore al mondo, uno dei quali fu il cinema, perchè Daniel era un grande appassionato di vecchi film in bianco e nero e della storia del cinema a partire dagli anni '30. In libreria aveva tanti volumi sull'argomento, inclusi varie enciclopedie sugli attori, album di foto di film che hanno fatto la storia della sesta arte. Dopo almeno due ore di piacevole compagnia, ed un buon caffe’ finale nel salotto dove c’era la libreria, andammo tutti a dormire.
Il giorno seguente, dopo che Daniel e Patrick erano usciti per andare a lavoro, e dopo una colazione a base di uova e pancetta fritta, un toast con burro e marmelade, marmellata di squisite arance amare, come solo oltre Manica sanno fare così buona, ed un buon cappuccino fatto con caffè italiano, mi incamminai verso la stazione della metropolitana di Brixton, ultima fermata sulla Victoria Line. Scesi alla prima fermata, che era Stockwell e presi la Northern Line, direzione Edgware, e scesi a Liverpool Street, che è una delle 14 grandi stazioni di quella enorme città e, dopo essermi inoltrato ina serie di lunghi cunicoli o passaggi, assieme a migliaia di altri indaffarati e veloci viaggiatori, finalmente vidi scritto “Exit”, ancora un paio di rampe e di enormi scale mobili e finalmente uscii fuori all'aria aperta di questa città sempre indaffaratissima, che non si ferma mai, ma molto ordinata ed organizzata. Mi incamminai nella direzione dell'indirizzo che mi aveva dato Daniel. Chiesi ad uno dei tanti strilloni giornalai, che ancora esistono, se stavo andando nella direzione giusta, per poi infilarmi in Artillery Lane, dove al civico indicatomi bussai ed entrai, ma solo dopo che avevo distintamente sentito che una campanellina aveva suonato, alla leggera pressione del mio indice, sul campanello di rame posto all'esterno del negozio e, fortunatamente mi venne incontro proprio il proprietario, al quale dopo essermi presentato, e detto chi mi aveva indicato il suo indirizzo,gli chiesi della canoa. Gli domandai innanzitutto se si ricordava di quello strano oggetto, che avevo ovviamente fotografato con la mia piccola digitale, e gli avevo mostrato la serie che avevo fatto.
Gli chiesi se si ricordava della provenienza, e lui molto cortesemente mi disse che se la ricordava benissimo, e la conosceva bene, ma la storia dietro quell'oggetto era lunga. Mi disse poi che siccome stava per andare al vicino pub a mangiare un panino e bere una pinta di birra, mi propose di andarci assieme. Proposta che ovviamente e con grande piacere accettai, ma insistetti che, data la sua disponibilità e generosità, lui sarebbe stato mio ospite. Che di buon grado e molto cordialmente accettò. Chiuse il negozio, semplicemente mettendo la chiave nella toppa della porta a vetri girandola  una sola volta, ma solo dopo aver girato il cartello rettangolare di cartone da “Come in, please” a “Out for lunch” posto al di là del vetro, e ci recammo a piedi al suo pub preferito.
Trovammo, in un angolo ben illuminato, un piccolo tavolo quadrato e ci sedemmo uno difronte all'altro e, dopo poco, arrivo’ una simpatica cameriera  alla quale ordinammo due pinte e due piatti del giorno, e senza perderci in inutili convenevoli, incominciò il suo racconto.
Mi disse che la storia l'aveva saputa da suo padre, che era stato colui che l'aveva tagliata in due.  Fu lui che, dopo aver esaudito il desiderio dei due proprietari, ormai molto vecchi e stanchi e, dopo aver loro consegnato i due manufatti, avevano cominciato a frequentarsi. Erano diventati a poco a poco amici e poco alla volta le loro semplici vite se le erano raccontate durante i loro tanti incontri, nei vari pub della contea, e nelle cene che, a regolari intervalli, avevano dato nelle rispettive case. Cene e incontri al pub, che erano diventati sempre più radi negli ultimi anni prima della loro morte, avvenuta nello stesso anno, pochi anni addietro e seguita dopo poco dalle mogli. I figli, per motivi di lavoro erano andati oltre oceano e avevano deciso di liberarsi di alcuni mobili che a loro non piacevano; e le due mezze canoe, sia a loro che alle rispettive mogli, non piacevano tanto e così furono cedute all'antiquario per essere vendute, e dopo pochi mesi, una alla volta, furono vendute. Quell’antiquario era il padre di quest’uomo che stava dividendo il pranzo con me e che, aveva continuato la passione del padre, e si mise a raccontarmi la storia, di due giovani di nome Rupert e di Ian, della loro amicizia e della loro passione per la canoa.

Nessun commento:

Posta un commento