Durante il secondo anno l’allenatore Mr. Connolly comunicò loro che aveva deciso di includere loro due, Rupert ed Ian, nell’equipaggio per la sfida a Cambridge dell’anno successivo, indubbiamente per i loro meriti e per le loro capacità, ma anche perché due dei loro migliori rematori e compagni avevano nel frattempo completato gli studi e sarebbero andati via da Oxford. E la scelta di Mr. Connolly era caduta su di loro.
A poche settimane dalla gara iniziarono le sessioni dei più massacranti ed impegnativi allenamenti preparatori che avevano mai affrontato prima. Cinque giorni alla settimana dovevano alzarsi alle sei del mattino per andare in palestra e lavorare intensamente, per due ore almeno, ad attrezzi che tendevano unicamente ad irrobustire i loro muscoli, ad aumentare la loro resistenza ed il loro livello di sopportazione al dolore, poi si riunivano anche i pomeriggi e di nuovo altre tre ore di intensi allenamenti, ma fatti in barca, quando con il nono membro dell’equipaggio, che poi altro non era che il timoniere, il “con”, provavano il ritmo che sarebbe stato necessario, a detta dell’allenatore, per sconfiggere l’equipaggio di Cambridge, o che si sperava che sarebbe stato sufficiente, su una distanza di circa sette chilometri, per l’esattezza 6.799 metri. Il tempo medio impiegato negli anni dal 1829 ad oggi è di circa 20/25 minuti. La regata, che è chiamata più semplicemente, Boat Race è una delle più celebri e famose gare di canottaggio al mondo. Ma più che una gara, è una vera e propria sfida, di due Università, da sempre rivali, ma di una rivalità prevalentemente sportiva e puramente goliardica. Si disputa, annualmente, sul Tamigi tra i ponti di Putney e di Mortlake, tra un equipaggio dell'Università locale ed uno di quella di Cambridge. Dei due equipaggi hanno fatto parte alcuni tra i più grandi canottieri del mondo, tra cui alcuni campioni olimpici. La regata comporta un incredibile, massacrante e notevole sforzo fisico. Da molti osservatori ed esperti in discipline sportive, è considerata una delle più impegnative, se non la più estenuante, delle competizioni sportive esistenti al mondo.
Ma una sera che si erano recati al pub e Rupert si era avvicinato al banco ad ordinare il solito, cioè due pinte di best bitter, mentre si faceva largo tra una diecina di giovani clienti, studenti come loro, tutti indaffarati a comprare pinte a gogo, nel chiedere permesso ad una ragazza che gli dava le spalle, lei si dovette girare per farlo passare, anzi si voltò perchè il tono della voce che aveva ascoltato lo trovò istintivamente piacevole, accattivante, caldo, morbido e musicale, tanto che attrasse la sua curiosità, infatti arcuò le sopracciglia e nel farlo infilare tra il corpo del suo dirimpettaio, dal quale distava non più di trenta centimetri ed il suo, lo guardò, incuriosita, negli occhi. Rupert, senza riflettere abbastanza, fece lo stesso. Entrambi si scrutarono guardandosi negli occhi, ma per quella frazione di secondi di troppo che le convenzioni delle buone maniere non hanno mai permesso. Cioè passarono dal semplice guardare al fissare. Che è un comportamento assolutamente censurato, o almeno in quegli anni lo era. Due lunghissimi secondi e passò oltre, avvicinandosi al bancone. Rupert raggiunse il banco, ma alquanto barcollando dagli splendidi occhi che aveva appena incrociato, chiese le due pinte, in poco tempo le ottenne, pagò e si volse di nuovo chiedendo di nuovo scusa e, con due boccali pieni e spumeggianti, con quella sottile spuma che solo le birre inglesi hanno e si ritrovò davanti allo stesso sorriso, agli stessi meravigliosi occhi azzurri, ma questa volta non si scambiarono più l’occhiata come pochi momenti prima. L’indifferenza, ma solo apparente, aveva preso il suo posto. Non era conveniente in così poco spazio ed in così breve tempo far notare il proprio interessamento o semplicemente la propria curiosità. Al primo approccio l’indifferenza deve prevalere, non si possono scoprire subito le proprie carte, il gioco delle parti inizia e solo chi lo sa giocare e bene, sino in fondo, raggiunge o può sperare di ottenere, il risultato desiderato. Dopo pochi passi si avvicino’ al tavolo di Ian e invece di guardarlo, per riprendere la conversazione dove era stata interrotta poco prima, i suoi occhi si erano improvvisamente persi nel vuoto, ed un leggero sorriso auto compiacente gli spuntò sul suo giovanile viso, e durò anche più del necessario, con il viso che si era alquanto incredulo, involontariamente e automaticamente girato verso il banco da dove era appena stato e senza che lui se ne accorgesse ovviamente, né che se ne rendesse conto, era come se fosse entrato in un’altra dimensione, tanto che Ian gli disse:
«Rupert, ci sei? … che cosa ti è successo?... A che cosa stai pensando, … chi hai incontrato, un fantasma?»
Sorpreso di essere stato notato, ripreso e scoperto, Rupert scosse la testa, ma in modo alquanto violento, chiaro segno che la sua attenzione era stata completamente attratta da qualcos’altro e disse semplicemente, ma con una voce come di chi scende od esce da un’altra dimensione, dove si è improvvisamente ritrovato, sorpreso principalmente che questa dimensione esistesse.
«Nulla, ehm .. nessuno, … non ho incontrato nessuno.»
Ian continuò a parlare, ma era chiaro che qualcosa aveva attratto l’attenzione di Rupert. Ian non volle insistere, era così evidente che non era necessario insistere, perché pensò che forse era possibile che si stava sbagliando. Ma non ne era tanto convinto. Ma poiché stimava molto il suo nuovo amico e aveva maturato, anche se in breve tempo, grande stima e fiducia in lui, ma era pur vero che lo conosceva da poco, la sua attenzione passò ad altro. Quanto successe a Rupert quella sera era particolarmente straordinario, era come se le sue pupille si fossero comportate come una pellicola fotografica, che aprendo l’otturatore e scattando la foto essa si impressiona indelebilmente, e l’oggetto che è stato visto e inquadrato per una frazione di secondo, resta fissato per sempre su quel rettangolino di celluloide. Negli occhi di Rupert era accaduta esattamente la stessa cosa; per giorni, qualsiasi cosa stesse facendo o qualsiasi cosa stesse guardando, aveva davanti a sé quell’immagine, e gli ritornava alla mente il piacere e la soddisfazione che aveva involontariamente provato nel guardare il viso di quella bella ragazza incontrata assolutamente e, semplicemente per caso, al pub.
Quando poi le sere seguenti, dopo un’ intensa giornata di studio, allenamenti, lezioni, spegneva la luce e chiudeva gli occhi per addormentarsi, lei riappariva attraverso la sua immagine, il suo bel sorriso, e le belle e carnose labbra. Era come un tormento, un’ossessione, che all’inizio gli diedero un certo senso di fastidio, che poi lentamente si trasformò in curiosità. Mai gli era successo prima, ne aveva conosciute di ragazze, ma nessuna aveva colpito nel segno come quella. Si rese conto che doveva cercarla, trovarla, parlarle e conoscerla, almeno per capire che cosa si nascondeva o si celava dietro quel dolce ed accattivante sorriso, che tanto aveva scosso la sua psiche, che compariva nel suo campo visivo più spesso di quanto avrebbe mai immaginato, che ovviamente nella parte del suo cervello, dove si immagazzinano quelle immagini che attirano la nostra attenzione, aveva creato un suo spazio e che lì si era fissata. Ma aveva anche capito che attraverso altri meccanismi cerebrali quell'immagine aveva invaso l'emisfero destro del cervello dove ci sono i sentimenti, le emozioni, e le affettività. Se l’emisfero destro infatti, tende infatti a controllare la parte emotiva, creativa e spirituale della nostra personalità, l’emisfero sinistro è collegato alle attività logiche ed al pragmatismo. Raramente le due parti si equivalgono e, in parte a causa di condizionamenti sociali, in parte in base al differente sviluppo caratteriale di ognuno di noi, una finisce quasi sempre col prevalere sull’altra. Ogni emisfero controlla le parti del corpo diametralmente opposte ad esso, questo significa che l’emisfero sinistro controlla il lato destro del corpo e viceversa. Il povero Rupert era quindi, senza esserne cosciente, stidiava letteratura e non medicina, in mezzo ad una battaglia tra i due emisferi del suo cervello.
Altre volte ritornarono allo stesso orario, sperando sempre che quel visino incantevole sarebbe riapparso davanti a loro, e che Rupert avrebbe potuto e voluto certamente trovare una scusa per rivolgerle una qualsiasi domanda, anche la più banale, purché fosse stata propedeutica alla sua conoscenza, al sapere il nome di quella creatura che le aveva reso la vita alquanto difficile e offrirle inizialmente una birra o qualsiasi altra cosa lei avrebbe desiderato o voluto, in quel momento. Pur di iniziare, con un qualsiasi pretesto, una conversazione. Ci ritornarono parecchie volte ma con scarsa fortuna. La dolce creatura non v’era e non sbucava mai da alcun angolo, da un’altra stanza, da dietro ad una colonna, dopo averla cercata sempre con tanta apparente non chalance ed indifferenza, per non dare nell’occhio e cercare di non far capire a Ian, che lui andava al pub unicamente ed esclusivamente per ritrovare l’angelo che aveva incontrato qualche settimana prima. Ma Ian aveva capito tutto, fin dalla prima volta. Aveva capito benissimo che l’apparente mancanza di concentrazione di Rupert era solo dovuta all’aver visto una ragazza che aveva attratto la sua finta ed apparente indifferenza. Anche Ian quella sera si era alzato per andare a prendere altre due pinte e aveva notato che c’erano alcune incantevoli creature, vicino al bancone dal quale si prelevavano le birre. Aveva realizzato, anche abbastanza semplicemente, che il suo amico doveva aver incrociato una sirena, una bella e splendida madonna fiorentina che aveva fatto incominciare a ribollire il suo sangue e battere più forte del normale il suo muscolo cardiaco. Nel guardarlo in faccia, e fissandolo assai brevemente negli occhi, aveva letto una strana e, inizialmente, diversa luce, come di chi ha incrociato una persona o una cosa particolarmente attraente, perchè non poteva essere diversamente, data l’età del suo amico, che si mostrava gioioso e stranamente contento, oltre che di una velata felicità e soddisfazione che è evidente negli occhi di chi ti stà di fronte e non riesce a nasconderlo. E’ troppo chiaro, è fin troppo evidente, quando ciò accade, che la vittima resta scioccata ed elettrizzata, come se avesse letteralmente preso una scossa e cercasse di liberare il corpo da questa invasione, perchè tale è. Infatti è come un corpo estraneo, ma è impossibile liberarsene quando ha colpito, quando ha centrato l’obiettivo, tutto ne resta pervaso, perchè in queste occasioni la vittima accetta l’essere stato ferito e non vuole più liberarsene, tutto è più dolce, tutto appare più roseo, l’innamorarsi e l’innamoramento sono come una piacevole malattia e uno stato di ebbrezza, con endorfine che ci pervadono e ci sguazzano rendendo a volte difficile il conviverci. Tutto intorno agli innamorati è più frizzante, gioioso, allegro, l’ottica cambia, si diventa più buoni e più comprensivi. Specialmente quando si è sulla soglia del passaggio da adolescente e teen ager all’età cosiddetta adulta.
Il suo corpo era stato infatti come penetrato e trafitto ed aveva accettato con immenso piacere l’intrusione. Oh quanto gli piaceva quel sentirsi diverso, quel costante pensiero a quel corpo, a quell’unico corpo, a quegli occhi, a quelle labbra, a quelle sottili ed esili mani, che aveva intravisto che reggevano il bicchiere di birra che stava bevendo. Tutto passava in secondo piano, l’ordine di importanza delle cose cambiava. A quell’età poi è la più dolce invasione esterna che si possa e si voglia avere. La aspettano tutti, i giovani in modo speciale, sanno che esiste, che verrà, ma non sanno come e quando ed in che modo si presenterà. La cercano, ma non ne sono convinti, ma non ne vogliono fare a meno, non vogliono sentirsi diversi dai loro amici, anche se fingono momenti di spensieratezza e di gioia, al non aver problemi che non siano quelli relativi alla loro posizione di studenti che si preparano per la vita.
Quando erano al pub, Rupert era diventato, dopo due settimane dal giorno dell’incontro, sempre più impaziente, non riusciva a stare fermo più di qualche minuto, aveva anche iniziato a tamburellare i polpastrelli delle dita di entrambe le mani a turno, cosa che non aveva mai fatto prima, spesso si alzava, fingendo di dover andare alla toilette, più del consueto, più del normale, in special modo quando entravano altri clienti. Poiché loro erano spesso seduti al loro consueto posto, che si trovava dietro una colonna, dal quale non si poteva vedere chi entrasse o chi uscisse, Rupert si alzava troppo spesso, ogni scusa era buona per girarsi e non riuscivano a portare avanti anche la più banale delle conversazioni, cosa assolutamente strana, poiché entrambi amavano bersi un paio di pinte, passandoci almeno un’ora, ma dialogando serenamente e piacevolmente. Andare al pub non significa voler bere, ma lo scopo è sempre quello relativo alla socializzazione ed alla conseguente conversazione, che copre tutti gli argomenti più attuali. Si parla di sport, degli esami, del loro passato, quando ci si conosce da poco, a volte anche dei genitori. Ma una sera, dopo essersi seduti uno di fronte all’altro, come era sempre accaduto, Ian gli chiede se voleva bere il solito. Rupert gli dice di sì. Ian si reca al banco ordina le due solite pinte, gli vengono date in poco tempo, c’era poca gente, paga si gira e si reca al tavolo. Si siede e incominciano a parlare, ma ad un certo momento Ian non potendo più continuare a tacere e a non voler essere tenuto all’oscuro di un qualcosa che, era troppo evidente, era accaduto al suo amico, e di cui lui non ne era a conoscenza, gli chiede:
- Rupert, mi dispiace ma c’è qualcosa che penso tu mi stia nascondendo, c’è qualcosa che ti è successo di cui mi tieni all’oscuro. Da un pò di tempo sei evasivo, rispondi a monosillabi, ma che cos’hai, non riesco a capirti, sei distratto, a che cosa stai pensando? Non riesco a completare una frase che tu ti giri da una parte o dall’altra, ed è chiaro ed evidente che non ti interessa quanto stò per dirti. Ma stai aspettando qualcuno?
· «Oh, scusa , scusa, … a nulla, a nulla,... a nulla in particolare. No, Ian non aspetto nessuno, credimi, è solo che .... ma forse è meglio che te lo dico. Tanto tu hai già capito. Ho visto due incredibili occhi su un viso di una fata dai capelli turchini, ho incrociato una bellissima ragazza. E non riesco a pensare ad altro che cercare di incontrarla di nuovo, e provare con qualsiasi scusa a conoscerla personalmente. Ecco, te l’ho detto, ti ho detta tutta la verità.»
Gli rispose Rupert con tono confessorio, guardandolo fisso negli occhi e sentendosi, dopo aver parlato, di essersi finalmente liberato di un peso. Infatti subito dopo incominciò a sentirsi meglio. Dopo un po’ passò vicino al loro tavolo un amico comune, Johnny si chiamava, che frequentava la society di canottaggio come loro, e partecipava a tutti gli allenamenti, li salutò molto affettuosamente e disse loro che un amico lo aveva invitato ad un drink’s party, che non è altro che una occasione per incontrare amici ed amiche, bevendo aperitivi, vino, birra, e gli aveva detto di portare anche altra gente. L’appuntamento era per il successivo week-end e gli dette anche l’indirizzo di dove recarsi. Si salutarono dopo poco, perché Johnny aveva da andare al centro e comprare dei libri, non aveva molto tempo a disposizione, mancava poco alla chiusura e quindi doveva affrettarsi. I giorni successivi trascorsero normalmente come gli altri precedenti, nessuno dei due, né Rupert né Ian avevano avuta la benché minima premonizione che quella visita, quell’occasione, quel party in quella bella casa in stile Tudor, che avrebbe iniziato a cambiare la loro vita.. Infatti durante i giorni che mancavano al sabato pomeriggio studiarono, mangiarono, dormirono, si lavarono, parlarono, passeggiarono, andarono a fare acquisti, scrissero lunghe lettere ai loro genitori, inconsapevoli di quanto il caso o il destino stava riservando loro. Se solo avessero avuto la minima idea di quanto e come la loro vita, la loro quotidianità, le loro esistenze sarebbero cambiate, forse avrebbero fatto l’impossibile per affrettare l’orologio mettendo e spostando avanti le lancette dei loro orologi da taschino, e mettere ansia al tempo, per farlo scorrere più velocemente possibile e farlo arrivare prima al pomeriggio dell’invito. Se solo fosse stato possibile.
Quella notte di venerdì dormirono benissimo, e contrariamente alle loro normali abitudini, a nessuno dei due venne voglia di andare al pub a bere un paio di birre per distrarre la mente. Dormirono profondamente e si svegliarono freschi e ben riposati, notarono entrambi che fuori c’era una bellissima giornata con tanto sole, cosa abbastanza inconsueta per quella parte del paese, che illuminava i tetti degli edifici che circondavano i loro dormitori e fecero colazione, bevvero un discreto tè, fecero una bella doccia calda, si vestirono con abiti normali e puliti per la stagione e si diedero appuntamento in High street, che è come il corso principale di un qualsiasi centro storico italiano, per una passeggiata, per acquistare un quotidiano, Rupert comprò il Times mentre Ian comprò il Guardian, e per bere un buon caffè. Tutto con un tono molto rilassato, da fine settimana, non avevano mai voglia, i sabati e le domeniche, di fare alcunché che gli desse ansia, stress e che interrompesse il loro state of mind. Si recarono in una tea house verso mezzogiorno e chiesero degli scons, leggeri e deliziosi pasticcini alla panna montata e leggermente farciti con marmellata di fragole, e parlarono del più e del meno. L’ambiente della pasticceria era molto caldo ed intimo, colori pastelli molti tenui sulle mura, stampe alle pareti con soggetti della campagna inglese e soffitti con grandi travi di legno ben tenuti, lucidi ed a vista, e pavimento coperto da lunghe tavole di legno, anche ben lucidato e con qualche tappeto, rendevano l’atmosfera molto casalinga; la sensazione netta e precisa che i clienti avevano era quella di essere il sabato all’inizio del fine settimana, ospiti nella cucina di amici nella loro casa di campagna. Era esattamente la sensazione che il proprietario della pasticceria voleva dare al suo locale, e ci era pienamente riuscito. I loro clienti erano quasi tutti habitué. Bambini ve ne erano pochi e ben educati, o facevano conversazione con i grandi oppure erano silenziosi, infatti nella cultura inglese i bambini “must be seen, but not heard”, cioè visti ma non sentiti. I capricci, specialmente in pubblico, letteralmente non esistono.
Non vedrete mai, o sarà molto difficile, per strada o in un qualsiasi luogo pubblico, un bambino che strepita, urla, piange, grida che vuole qualcosa, e se lo facesse ed i genitori capissero che è solo un capriccio, quasi mai gliela darebbero vinta. Da piccoli i bambini sono semplicemente educati ad ubbidire e le lagne od un comportamento che disturba i vicini ed i passanti, non è tollerato. E' imperativo il non disturbare, non annoiare nè importunare gli altri per strada od in un qualsiasi luogo pubblico o privato che sia. Parlarono poco del loro appuntamento del pomeriggio, in effetti non ci avevano dato molta importanza, non avevano riposto molte speranze di migliorare la loro vita sociale, ci andavano con piacere, ma poca e scarsa era l’emozione di essere stati invitati in una casa ad un cocktail. Finirono i loro scons, bevvero la terza tazza di tè, pagarono ed uscirono. Lentamente si avviarono verso le loro dimore e si diedero appuntamento per le 19. Andarono nelle rispettive stanze Rupert si mise a leggere, mentre Ian scrisse una bella e lunga lettera alla mamma raccontandole gli eventi principali della settimana e anche del party al quale sarebbe andato tra qualche ora assieme a Rupert. Il sistema postale ha sempre permesso che queste corrispondenze fossero tenute vive e longeve perché, allora come anche oggi, la posta arriva in 24 ore. Le ore restanti volarono senza che se ne accorgessero, si prepararono e si vestirono per l’occasione, si spruzzarono un po’ di lavanda sul viso e, puntuali entrambi, si ritrovarono al rendez-vous. Si recarono alla più vicina fermata degli autobus e, dopo pochi minuti di attesa in fila ordinata per uno, arrivò quello giusto. Si aprì la porta, salirono gli scalini, si avvicinarono al conducente e, prima di entrare, come è consuetudine, pagarono il rispettivo biglietto, e poi andarono a cercare un posto libero ed a sedersi. Il viaggio durò una ventina di minuti, allora di automobili ne circolavano pochissime, quindi i percorsi, anche apparentemente lunghi, duravano poco.
Scesero alla fermata che il loro amico gli aveva suggerito, seguirono i vari viottoli e si trovarono davanti ad un cancello di ferro battuto molto alto e alte mura ai due lati, piene di muschio sulle pietre esterne che li formavano e, fu solo in quel momento, che si guardarono in faccia con espressione incuriosita e sorpresa, mista a stupore e incredulità, entrambi si erano resi immediatamente conto di essere stati invitati in una casa di famiglia, che era stata o che ancora lo era, molto probabilmente, molto benestante. Il viottolo interno era anche abbastanza lungo prima che alla ennesima curva sbucarono e si trovarono in una piazzola antistante il grande ingresso con pietrisco sulla superficie. La casa aveva una facciata alta e imponente, circondata e ornata da un gran giardino, tanti cespugli e piante secolari, oltre che un bel prato d’ erba, di un brillante verde smeraldo, ben tenuto e ben curato con tante varietà di fiori di stagione, in pieno fulgore, e chiaramente curati da un padrone di casa amante ed orgoglioso del proprio giardino, al quale dedicava molto del suo tempo libero di quasi tutti i fine settimana. C’erano altri ragazzi che aspettavano di entrare e che erano però arrivati con un auto, ma loro non avendo trovato un taxi, avevano preferito i mezzi pubblici. Si annunciarono e furono introdotti in questo bel salone dove c’erano già tanti ragazzi della loro età ed alcuni adulti, probabilmente membri della famiglia ospitante. Tutti che parlottavano a coppie, mai più di tre persone, perché le conversazioni a più di tre diventano difficili da gestire, è molto più semplice face to face. Molto più pratico, meno dispersivo, inoltre c’è più attenzione. Generalmente si è in tre quando l’host presenta un vecchio amico o amica ad un nuovo guest.
All’improvviso avendo appena finito una breve conversazione con un canottiere della squadra che gli aveva comunicato un cambiamento dell’orario di inizio degli allenamenti del lunedì successivo, nel salutarlo e girandosi per cercare qualcun altro con cui conversare, i suoi occhi caddero su una figura femminile, che era però di spalle. Ne aveva sentita la voce, solo poco prima ma in modo distratto, il tono era dolce e melodico, le parole erano ben scandite, così come la dizione che era anche discretamente musicale. Il cervello di Rupert, aggrottando le sopracciglia, in modo del tutto automatico, improvviso e meccanico, aveva scavato nella memoria breve e si era fermato improvvisamente, avendo trovato una similitudine a delle note di voci femminili, a delle tracce abbastanza profonde e ben incise che avevano attratto, data la sua giovane età, la sua attenzione di maschio, e lasciato un ricordo brevissimo e fievole oltre che fugace, quasi un monosillabo, uno spezzone di una frase rimasta a galleggiare nell’aria del pub. In quello stesso pub dove, con Ian, aveva trascorso tanti piacevoli e rilassanti momenti, varie volte la settimana, come del resto tutti i giovani, da generazioni hanno sempre fatto; una delle più tradizionali abitudini dell’intera popolazione, maschile e femminile che sia. Ma Rupert non ci aveva fatto tanto caso, la sua attenzione, considerato il luogo dove si trovava, era stata distratta da altre figure, da altre persone, ma tutte con un bicchiere in mano; a questi ricevimenti sono normalmente invitate decine di persone, e il vocio è tanto. Altre persone lo avevano riconosciuto e brevemente e fugacemente fermato e con le quali aveva parlato del più e del meno, anche di politica, di università, della guerra fredda e del clima di quei giorni poi, improvvisamente, di nuovo risente, tra le tante udite assieme, quella voce, quelle note, ma questa volta più vicina, molto più vicina, e questa volta la sua attenzione, a quanto stava dicendo l’altro, fu come strappata con forza, come ad un tiro alla fune o come quando, durante una regata mentre si è in andatura di bolina, si decide di virare e bisogna cazzare la scotta, operazione che deve essere velocissima, per sfruttare al meglio il vento che viene veloce da prua, e così mantenere la stessa velocità. Se la manovra non è rapida e spedita si perde immediatamente la velocità che si aveva fino a pochi attimi prima. A questo punto Rupert lentamente si gira e allo stesso momento si rende conto che ciò che aveva attratto la sua attenzione, in un modo che si potrebbe definire violento, repentino e forte, era stato sia il ricordo della ragazza che aveva visto molto fugacemente al pub, che la sua melodiosa voce, poco prima ascoltata. Viso e voce si erano sovrapposte in un modo unico ed inconfondibile, lui si sbloccò contemporaneamente, come quando si è certi di aver trovato la risposta giusta ad un vecchio ed angosciante interrogativo, per risolvere il quale ci avevi pensato su tantissime volte, senza mai trovarne la soluzione. Tutto il suo essere improvvisamente e contemporaneamente all’ascolto della voce si era come risvegliato da un vecchio torpore, uno stato che era durato varie settimane senza che lui se ne fosse mai reso conto, e precisamente da quella sera quando aveva fugacemente intravisto la ragazza. Il tempo che durò girare la testa, quei pochi attimi, seguita al voltarsi dal resto del corpo, fissare gli occhi nella direzione dalla quale era venuta la “voce amica”, incrociare gli occhi di una bella fanciulla, il tutto durò una frazione di secondo. Si trovò davanti una figura, bruna di carnagione, dai lisci capelli castani ma, stranamente, in quel preciso momento, nella scia di un raggio di sole del tardo pomeriggio che stava improvvisamente penetrando da una grande finestra, alla sinistra di Rupert illuminato l’ambiente e meglio e più di tutti gli altri astanti, il viso della ragazza. La scena che si trovò davanti Rupert era come quella di tanti quadri del Caravaggio, dove i personaggi principali sono nel mezzo di un raggio di sole obliquo che proviene da uno dei lati dell’opera. La ragazza aveva una ampia fronte, l’ovale del viso era di un armonico tondo, con due fossette sulle guance, gli occhi di un intenso castano ma molto vivaci, e labbra dolcemente carnose, ma con una strana peculiarità ed unicità, erano occhi che sorridevano, che quando lei parlava rendevano l’espressione del viso, sempre e costantemente ispirato al tratto della felicità e della gioia, ma non quella banale, vuota o vacua, ma quella profonda di una persona intelligente e palesemente riflessiva e attenta al mondo che la circonda. Chi aveva la ventura di rivolgerle la parola, chi se la trovava di fronte, anche per scambiare poche parole, non poteva non restare piacevolmente attratto ed incantato da quel sorriso, come da una calamita. Aveva anche una perfetta dentatura e la voce era sempre armoniosa e dalle calde note musicali, mai note alte, mai esitazioni e con una ottima dizione. Tutto era piacevolmente chiaro in lei, il suo pensiero, lo scandire delle parole che ricercava, mai casuale, le sue frasi erano trasparenti delle sue idee e delle sue intenzioni, del suo modo di intendere tutto quanto, circondava in quegli anni i ventenni che, come lei, avevano da poco iniziato l’università. Tutto era chiaro in lei, … infatti, non per niente, si chiamava Claire. Si guardarono brevemente, anzi si può dire che si scrutarono, entrambi arricciando le sopracciglia, si sorrisero entrambi ma lui, pronto perché non voleva lasciarsi sfuggire questa occasione unica e, a suo modo, d’oro :
- “Io mi chiamo Rupert, e tu?” disse lui con aria decisa, ed in un modo forse anche un tantino arrogante, ma sfoggiando un gran bel sorriso,
- “Claire, mi chiamo Claire” rispose con un tono alquanto incuriosito, ma deciso;
- “Sei tu quell’incantevole creatura, dal dolce sorriso, che ho incontrato al pub qualche tempo fa?”
Questo scambio di frasi durò come un lampo, lui preferì scoprire subito le sue carte, non voleva tergiversare in lunghi preliminari, non voleva perder tempo e si espresse con voce chiara e decisa e lei capì, forse intuì, infatti, che questo ragazzo, questo ragazzo bello e attraente che gli stava di fronte, non voleva correr rischi fingendo, aveva una strana fretta, una strana ansia che normalmente non aveva mai incontrato nei coetanei conosciuti fino a quella occasione.
- Non capisco che vuoi dire? – gli rispose lei con tono interrogativo, fingendo di non ricordare.
Anche lei quella sera si era ricordata di aver visto e notato al pub un ragazzo particolarmente attraente e molto ben fatto, parecchio diverso dagli altri che aveva incontrato dal giorno che era sbarcata ad Oxford, alto e con una bella chioma di capelli castano chiari, lisci e setosi a guardarli, con una scriminatura a destra. Con un bel sorriso e occhi azzurri e con un lieve accenno di baffetti, che stavano incominciando a farsi strada sulle labbra che erano ben disegnate. Aveva un ovale del viso ben squadrato e orecchie ben attaccate alla testa. Claire aveva anche notato che aveva mani forti e robuste braccia, avambracci e polsi che erano coperti di peli biondi e chiari che fuoriuscivano dalla camicia che portava arrotolata sino al gomito. Claire aveva potuto notare questi dettagli mentre Rupert, allontanatosi dal banco dove aveva comprato le 2 pinte, si era girato incrociando il suo sguardo, che era in mezzo ad un gruppo di ragazzi che si trovavano lì vicino, e con le mani reggeva i due boccali colmi di birra, quella rossa, che era una Young’s , piccola brewry inglese del sud, con non più di mezzo centimetro di schiuma ma con un ricco ed intenso e consistente perlage.
Claire fissava Rupert con aria alquanto interrogativa, non capiva se il bel ragazzotto che le stava di fronte era un semplice Dongiovanni, un seduttore, un Casanova, un presuntuoso, un arrogante oxfordiano o semplicemente, e se lo augurava, un modo spicciolo e senza lunghi, complicati, contorti e leziosi modi di fare conoscenza che poteva durare settimane ed anche mesi, molto poco british efficace; infatti tante erano le ragazze che, senza mai confessarlo anche alle amiche del cuore, speravano di trovare, tutte o quasi le qualità appena elencate, nel ragazzo che le avrebbe fatto perdere la testa. In effetti poi, lei fece anche un’altra semplice considerazione e cioè che l’occasione e l’ambientazione erano luoghi ideali per un tale evento
Mentre si scrutavano e si accingevano ad una sperata e reciproca conoscenza, passò un signore di mezza età alquanto impettito, indossando la giacca di una livrea vecchia e anche alquanto usata, di un cotone color panna, ma che gli stava molto bene e che lui portava con un’aria seria e distinta, ma molto professionale, reggendo sul palmo della mano destra un bel vassoio pieno di tramezzini, in Sheffield molto ben tenuto e lucente, e chiese ai due se ne gradivano mangiare qualcuno. Rupert fu più lesto, aveva scoperto di avere un certo languore e allungò il braccio, ma improvvisamente si rese conto che aveva dimenticato chi gli stava di fronte, e doveva darle la precedenza, quindi esitò e si fermò appena in tempo, abbozzò un leggerissimo ed imbarazzato sorriso, che coprì con un leggero colpo di tosse, e disse:
- Dopo di te, Claire, a te l’onore della prima ... scelta.
Il vassoio che si trovarono davanti era pieno di piccoli sandwich molto invitanti, al quale a turno entrambi si servirono, almeno un paio di volte, principalmente perché ai rispettivi college il cibo che si trovavano nei piatti, non era poi tanto invitante e profumato come quanto era davanti ai loro compiaciuti occhi e narici in quel momento.
Lei lo guardò in viso e notò il suo imbarazzo, notò l’emozione dell’inaspettato incontro e capì che Rupert stava cercando un argomento per iniziare una conversazione che si augurava interessante, che lui avrebbe condotto in modo brillante ed alla quale avrebbe partecipato con il suo solito acume, le sue ampie conoscenze, le sue citazioni, per impressionare l’altro, in questo caso l’altra.
Lei non era certamente da meno, avendo letto tantissimi libri sin da piccola, ed anche lei cresciuta nello stesso tipo di famiglia ma londinese, con genitori amanti del teatro, della musica classica e dell’opera, che avevano spesso come ospiti persone del mondo letterario e della cultura, come scrittori di romanzi o critici letterari di entrambi i sessi, e ogni tanto capitava anche che riuscivano, tramite le loro ampie conoscenze, ad invitare concertisti, sceneggiatori, produttori, cantanti lirici. Da piccola Claire si era trovata sempre a suo agio in mezzo a quel mondo, sempre aiutata dai genitori, quando occasionalmente si trovava in situazioni realisticamente difficili per un’adolescente.
Rupert le chiese, come prima cosa, se fosse anche lei studentessa ad Oxford e seppe che frequentava la facoltà di English History, ed in particolare quella medievale, che la appassionava sin da bambina. Mentre lei spiegava, lui si sentiva sempre più attratto dal bel viso della ragazza, dalla luce che emanava, dal colore della pelle, che sul viso era di un tenue pallido rosa, gli occhi erano di un verde chiaro, e faceva un grosso sforzo a concentrarsi su quanto stava dicendo, perché il suo pensiero volava al desiderio che lo stava assalendo, di toccarla dolcemente con la punta delle dita, di sfiorarle le guance, di accarezzarle i setosi capelli, che erano castani e poco ondulati, il suo naso era molto piccolo e ben disegnato, senza sbavature, diritto e con piccole narici. Claire, mentre spiegava a Rupert la bellezza della Storia medievale inglese, così piena di straordinari personaggi, sentiva dentro di sé uno strano piacere nel guardarlo negli occhi e nel capire che l’attenzione di Rupert era sì rivolta a quanto lei gli stava dicendo, ma allo stesso momento si rendeva conto che lui era attratto anche da ben altro. La sua bellezza, la bellezza di Claire, stava indubbiamente facendo colpo sul ragazzo che aveva conosciuto quel pomeriggio. Capì, intuì, sentì, come solo le donne son capaci di fare, che quel ragazzo era rimasto molto affascinato dalle sue bellezze, che aveva fatto colpo, che l’attrazione si leggeva negli occhi di Rupert, che era evidente che, se improvvisamente le sale dove si trovavano, si fossero miracolosamente svuotate come per magia, ancora pochi minuti e i loro corpi si sarebbero avvicinati ancora di più, di quanto non lo erano in quel momento. E se un grammofono o un’orchestra avesse incominciato a suonare un motivo lento, senza chiedere, si sarebbero messi a ballare. I loro corpi si sarebbero cautamente avvicinati, ma certi della reazione d’approvazione dell’altro, si sarebbero lentamente e progressivamente stretti, e si sarebbero trovati sempre più vicini e sempre più appassionati. Senza alcuna necessità di usare sterili parole, gli occhi avrebbero parlato da soli, i messaggi ed i desideri sarebbero usciti a frotte ed a grappoli dal loro profondo, dai loro istinti più ovvi, acerbi e naturali e per le loro giovani e inebrianti età, le emozioni li avrebbero sopraffatti e circondati, le mani avrebbero cercato quelle parti del corpo che gli stavano più avvinghiate e che più attraggono una giovane coppia. Alla prima esperienza e al primo incontro di natura intima, quando il cuore batte a duecento all’ora, di quelli duraturi e indimenticabili, quello di due giovani sani e attraenti, di due vite che si desiderano e si cercano. Rupert vedeva in Claire la donna dei suoi recenti sogni e aveva in quel momento solo una gran voglia di stringerla e di abbracciarla. Poiché il tempo stava velocemente passando, lui propose di rivedersi alla prima occasione.
- «Domani sera? Mi piacerebbe rivederti domani, già domani, non vorrei attendere di più, stò così bene con te». Le disse lui con un tono quasi implorante. Ma sperando in una risposta positiva e complice.
· «Anche a me piacerebbe rivederti domani, ma ho un impegno precedente, ci possiamo rivedere dopodomani, devo prepararmi per un test che ho il giorno dopo. Dovrò studiare tutta la giornata e forse anche la notte prima».
Rispose lei con aria dispiaciuta e anche con una certa rabbia dentro, perché le sarebbe piaciuto rivederlo e non essere … interrotti, da amici, conoscenti e persone dintorno. Ma era ben determinata. E nel dire ciò lo guardò fisso negli occhi, per fargli capire che veramente avrebbe preferito trascorrere la sera con lui, e non con i libri.
Ma gli esami erano troppo importanti in quanto ricordava sempre ciò che il padre le aveva continuamente raccomandato, e che costantemente le ricordava nelle lettere che scambiava con la figlia. Non doveva dipendere da uomini, le scriveva il padre, doveva essere finanziariamente indipendente, era troppo importante per la sua dignità di donna. Rupert a malincuore accettò, e nel dirle che tutto andava bene e che avrebbe pazientemente aspettato la sera successiva senza alcun problema, i suoi occhi brillavano, erano luccicanti dall’emozione, dimostravano tutta la felicità che Claire gli stava dando, rispondendo in quel modo al suo invito. Aveva capito che Claire era entrata in perfetta sintonia con lui e che la loro sarebbe stata un’amicizia che sarebbe durata a lungo. Fu quasi istintivo il tutto, fu veloce e semplice, entrambi avevano capito che l’altro era una persona speciale, e che l’occasione era unica ed irripetibile, anche se si erano conosciuti da poco, anzi da pochissimo. Ma la scintilla esplose furiosa, chiara e netta, il desiderio dell’altro era evidente nell’animo e nel corpo nelle membra di entrambi, come quando ci si ritrova involontariamente nel bel mezzo di un turbine, o in una situazione incontrollabile e irrefrenabile. Erano stati entrambi colpiti da una scarica elettrica che continuava i suoi effetti. In un'altra stanza Ian stava parlando con un altro ragazzo, canottiere come lui, che aveva incontrato quando si era recato alla toilette. Si trovavano in un'altra enorme stanza della grande casa, era una stanza adibita a libreria dato che le pareti erano ricoperte da boiserie con scaffalature ripiene di libri, antichi e moderni e diverse poltrone per coloro che si ritiravano in quel locale per cercare la tranquillità necessaria per potersi dedicare alla lettura di un libro. Sul pavimento c’erano anche bei tappeti Aubusson cinesi, grandi e caldi, rilassanti e, a guardarli, morbidi dalle belle tinte pastello e piacevoli per gli occhi, di chi li sapeva ammirare.
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