L’Università di Oxford ha da tempo immemorabile considerato il canottaggio come uno dei suoi sport più importanti, essenziali per uno sviluppo educativo ed equilibrato dei propri studenti e, in quegli anni, le richieste per diventare rematori erano sempre benvenute. Ma riservato solo ai migliori studenti del paese, quelli che hanno i diplomi, cioè con i migliori voti ed un fisico promettente, cioè ragazzi molto robusti di costituzione forte e grandi e lunghi arti.
Già dal primo incontro come freshers, o matricole, dopo che il loro istruttore si era reso conto che entrambi avevano una stazza ideale per quella disciplina e che avevano un invidiabile fisico, gli fece i complimenti dicendo loro che, con il corpo che si ritrovavano, se si fossero molto e duramente impegnati, come è naturale che sia in uno sport dove è indispensabile la volontà innanzitutto, il grande sacrificio, la dedizione e la concentrazione sarebbero arrivati certamente a livelli, prestazioni e risultati molto elevati. E l’università sarebbe stata fiera delle loro performance, ed i loro nomi sarebbero passati alla storia del college. Poiché casualmente si erano ritrovati vicini il primo giorno, quando tutti i nuovi arrivati erano dagli istruttori schierati per tentare di formare dei primi tentativi di equipaggio, al complimento si guardarono e, lieti e sorpresi ed anche un po’ imbarazzati, accennarono un lieve sorrisero.
-“Dovete sapere che questa che avete scelto è una disciplina molto impegnativa, è anche una delle più antiche e remote attività fisiche dell’uomo, dopo il correre e l’arrampicarsi l’uomo ha dovuto imparare a remare, a spostarsi quanto più velocemente nell’acqua, che è un liquido che, non dimenticatelo, oppone resistenza, con oggetti galleggianti da una riva ad un’altra. Nei secoli le tecniche si sono evolute in continuazione, a partire dalle barche, che sono state grandi ed ingombranti, per poi rimpicciolirsi per essere più leggere e più veloci nelle gare. “
Aveva detto loro in occasione del loro primo incontro, il primo pomeriggio di un ottobre del 1950 il loro istruttore, Mr Connolly, ma con un fare molto serio e con un tono di grande e solenne messaggio, con una certa aria di condiscendenza dietro i suoi grandi baffi, e non tanto velato orgoglio, pieno di storia molto importante, di uno sport che, da secoli, li vedeva eterni rivali di Cambridge. Avevano la stampa di tutto il paese, e non solo, concentrata sull’evento che vedeva rivaleggiare i due grandi college. Ad iniziare dal 1829 questa leggendaria gara di canottaggio è stata definita dalla stampa inglese come “la sfida sportiva di sopravvivenza più lunga al mondo” .
Erano usciti, dalla prima lezione, abbastanza soddisfatti e Rupert aveva suggerito di suggellare e brindare a questa loro scoperta, perché mai nessuno aveva loro fatto notare che avevano un corpo ideale per il canottaggio, per il remare.
Si avviarono verso il centro della città e passeggiando lungo il fiume si infilarono in uno dei vecchi pub di Oxford, il Kings Arms esattamente, che era stato fondato addirittura nel 1607 ed era un pub che aveva preso il nome addirittura dal re James I.
-“Dovremmo brindare a questa nostra scoperta, ed all’inizio del periodo più bello, unico, irripetibile e mi auguro anche intenso della nostra gioventù.” Disse Rupert con tono entusiastico e sorridente ed inoltre alquanto felice di sapere che gli anni che avrebbero trascorso a Oxford, non sarebbero trascorsi solo studiando. A lui la natura era sempre piaciuta e specialmente il contatto fisico con essa, non solo quando la si ammira passeggiando nei boschi o in riva al mare o ad un lago o fiume che sia. Rupert amava la natura, quando lo circondava da tutte le parti, e poi si svolgeva in lontananza fino all’infinito e ci si sentiva dentro parte integrante di essa, come un ramo, una pianta, un albero o del terriccio. Gli piaceva quando da tutte le parti lo circondava l’aria calda e la stessa aria si perdeva nelle infinite lontananze; quando i fili d’erba succosi, che schiacciava sedendosi sopra richiamavano il verde di infiniti altri campi; quando le foglie, che mosse dal vento, spostavano l’ombra sul suo viso e componevano la linea del bosco lontano; quando gli sciamavano intorno miriadi di insetti, strisciavano le coccinelle e gli uccelli riempivano l’aria con i loro melodiosi canti. Ma avrebbero avuto tempo per svagarsi, essere su una barca, che si sperava gli sarebbe veramente piaciuta e, quello che più contava, era che sarebbero stati in mezzo alla natura che si trova ai lati del grande fiume. Entrambi, infatti, non apprezzavano tanto la vita delle città, le giudicavano troppo … caotiche.
-« Sono d’accordo e brindo anch’io al nostro futuro, ed alla nostra amicizia, che mi auguro sarà lunga… a proposito, tu che cosa studierai ?»- rispose Ian allegro ma con un tono po’ sommesso.
-“ Letteratura inglese, mi è sempre piaciuto leggere sin da piccolo, leggo di tutto, specialmente i classici sia inglesi che europei ed anche quelli dell’antichità classica. E' un'abitudine che ho sin da piccolissimo, da quando mia mamma, tutte le sere, prima di addormentarmi, mi leggeva varie pagine di un libro che lei attentamente sceglieva. Ci teneva moltissimo che prendessi l'abitudine alla lettura e che tale piacere mi accompagnasse per tutta la vita. A mio avviso è il più grande dono che una mamma può fare al proprio figlio. ” gli rispose Rupert.
-“ Invece io ho preferito studiare l’economia. I numeri mi hanno sempre intrigato, la matematica è sempre stata una delle mie materie preferite. Come sono gestite le imprese di tutte le dimensioni è sempre stato una mia grande curiosità, ma quello che piu’ m’ interessa conoscere e’ il mondo che si trova dietro ai soldi, che cosa c’e’ oltre allo scambio di danaro quando passa di mano in mano, le decisioni che vengono prese, e le considerazioni che vengono fatte, tutte le strategie che stanno dietro alla movimentazione di grandi capitali.” gli rispose Ian, secco e deciso.
La settimana successiva si recarono sul fiume, dove c’erano i capannoni di proprietà del college, le cosiddette boat houses, e dove erano conservate le canoe per il canottaggio. Mr. Connelly aveva anche preparato e messi in fila gli attrezzi necessari alla fase preparatoria, indispensabile per preparare i corpi allo sport della canoa e del remare. Braccia, gambe, pettorali, dorsali, addominali, vanno tutti preparati al tremendo sforzo fisico che il canottaggio comporta. Se non si hanno corpi piu’ che perfetti, bicipiti e tricipiti potenti, dorsali e addominali come acciaio, l’imbarcazione non si muove alla velocita’ voluta. Gli esercizi preparatori, che trasformano un normale corpo di un maschio adulto, di almeno 70 chili, in una massa omogenea e perfetta di muscoli scattanti ed elastici, duri come pietre, anzi come massi, sono tantissimi e vanno fatti tutte le settimane, almeno una volta al giorno e le serie di esercizi sui vari attrezzi sono diecine e sempre piu’ intensi. Dopo almeno tre mesi di sessioni giornaliere e di un cambiamento delle loro diete alimentari adatto all’obiettivo che si erano proposti, incominciarono le prime lezioni con sedili e remi posti su una pedana situata al centro di una vasca circondata da un anello di acqua profonda circa mezzo metro e il movimento dei remi creava un moto circolare all’acqua che non astacolava gli atleti. Gli venne insegnato come impugnare i remi, come remare, la posizione del corpo durante la remata, del busto come del collo, come si devono muovere le braccia ed i polsi, come e fin dove devono stendersi le gambe, la spinta che le cosce devono dare al resto del corpo, il ritmo delle remate e l'intensità della remata cioè la potenza e la spinta che devono imprimere alla barca che determina la sua velocità sull'acqua, fin dove devono affondare le estremità della pala del remo, per una migliore ed ottimale remata. Furono messi in un team di 8 e incominciarono la prima lezione teorica, che non durò molto, passarono poi agli aspetti pratici e Mr. Connolly spiegò loro l’importanza e l’essenzialità della preparazione atletica che viene fatta in palestra per potenziare tutte quelle parte del corpo indispensabili a far andare molto veloce la barca sulla quale stanno gareggiando. I sacrifici che richiede il canottaggio sono enormi, gli allenamenti sono giornalieri, poco prima di gare e competizioni anche due volte al giorno e per almeno tre ore.
Il primo anno parteciparono più volte la settimana ad allenamenti, perché dovevano innanzitutto apprendere i rudimenti del remare, da soli all'inizio e poi con un equipaggio, e coprire la distanza in un tempo fissato dall'allenatore. Alla fine delle giornate e delle settimane arrivavano abbastanza distrutti, ma con il passare dei mesi la stanchezza al sabato, era gradualmente e lentamente minore. I muscoli delle loro spalle, i loro bicipiti e tricipiti, i muscoli delle cosce e gambe, si erano tutti gonfiati e ne guadagnarono in rispetto, olte che ammirazione ed invidia, dai loro amici e rivali tutti. I loro progressi furono subito evidenti, le loro capacità e potenzialità saltarono all’occhio dopo pochi mesi, ed il loro allenatore ne era particolarmente fiero, ma non lo dava mai a vedere, e nutriva segretamente per loro due grandi speranze. Li incitava comunque a far meglio, non era mai soddisfatto appieno, tranne che a fine sessione quando si complimentava con loro, perché il loro stile ed il loro entusiasmo, oltre che il ritmo che riuscivano ad imporre alla canoa, e l’atmosfera che riuscivano a creare, erano tali che il resto dell’equipaggio ne restava positivamente influenzato, e remavano tutti meglio. E la barca andava che era una meraviglia. Perché loro due scoprirono di essere gli elementi trainanti dell’equipaggio e gli altri erano contenti e fieri di esserci e non v’erano gelosie né invidie, ciò che contava di più era la velocità della barca ed i tempi che riuscivano a fare sulle brevi e medie distanze, e che sopratutto l’istruttore ne fosse contento e soddisfatto.
Anche i loro studi andavano di pari passo, erano felici e sempre ben predisposti verso gli altri, sempre allegri e gioviali e di buon umore, le ragazze non disdegnavano i loro sguardi e le loro avances, quando si incontravano o incrociavano al pub. Ma essendo ancora troppo giovani, inizialmente i loro giochi amorosi duravano poco, non più di qualche settimana, non avevano alcuna intenzione di impegnarsi, di fidanzarsi con la prima che capitava, la prima di cui pensavano o credevano di essersi innamorati. Essendo la prima volta. I loro progetti erano a lungo termine, non avevano le energie intellettuali necessarie e sufficienti per conciliare studio, lezioni, compiti, allenamenti giornalieri preparatori alle prime gare di canottaggio, un paio di sere al pub per incontrare altri studenti come loro, corrispondenza settimanale con i rispettivi genitori, che pretendevano risposte e notizie e non accettavano, né si sarebbero mai accontentati di una o due lettere al mese, o tantomeno di una cartolina, né tanto meno di costose telefonate, che per ovvi motivi non potevano includere tutti i dettagli che le mamme si aspettavano, dei loro primi mesi ad Oxford, dai loro figli. Ma questo discorso vale anche e forse di più per le femmine, i cui genitori sono sempre stati, per definizione, più apprensivi.
Uscivano ed uscirono, quanto più spesso possibile, decine di volte, sia per allenarsi in vista di competizioni, o semplicemente per uscire e remare. Così solo erano capaci di distrarsi e scaricare ed eliminare la tensione e lo stress e vivere momenti intensi, unici ed irripetibili; da soli, su pochi metri quadrati di spazio, con i soli rumori dei polmoni che inspiravano ossigeno puro della campagna nella quale erano immersi, e che formava nuvolette di un intenso grigio all’uscita dai polmoni, nella fredda e pungente campagna dell'Oxfordshire, con il rumore delle pale che entravano nell’acqua e con la sola forza delle loro braccia, oltre all’immane sforzo e spinta delle gambe e dei muscoli addominali, che dovevano spingere la barca e farla andare più velocemente possibile, sempre più forte, verso la loro meta. Perchè l'mpegno lo mettevano comunque.
Erano circondati a volte dalla sola natura fluviale, da un corso d'acqua che da millenni seguiva sempre lo stesso percorso tra colline e pianure, tra alberi e boschi, e circondati da una fauna variegata, che consisteva spesso in un cinguettare degli uccelli che si trovavano a volare da quelle parti, sopra le loro teste, o nei boschi che circondavano il tratto di fiume che stavano attraversando, altre volte da anatre, seguite, specialmente in primavera, dagli ultimi nati, che erano delle loro miniature e mai meno di tre, o il rumore del vento, quando soffiava intenso e attraversava i filari di alberi che circondavano i tratti nel loro percorso. La parola inquinamento in quegli anni non era stata neppure coniata, nessuno scienziato si preoccupava del problema della qualità dell’aria che si respirava, le automobili che circolavano erano poche, l’ossigeno che respiravano era assolutamente puro, specialmente lontano dai grandi centri abitati, al massimo alle loro narici arrivava, ogni tanto, l’intenso odore dello sterco delle vacche che pascolavano nei paraggi. Sia Rupert che Ian amavano molto intensamente la natura e starci quanto più possibile a contatto, apprezzando il suo silenzio o i suoi pochi suoni, procurava loro gioia ed emozioni, che non potevano né avevano mai avuto intenzione di descrivere o farne oggetto di conversazione. Ogni tanto si fermavano ed uno di loro diceva:
“ Che incanto, che silenzio, che pace, quanto è bella, rilassante, piacevole, rinvigorente ed accogliente la natura in questo periodo” con un tono tranquillo, appagato e sereno, con voce appena sussurrata, spesso guardando in alto per ringraziare una entità superiore.
E l’altro con un fare, altrettanto pacato, rispondeva con un semplice:
“ E’ vero, e sono totalmente d’accordo. ” ma senza necessità di guardarsi in faccia, né avrebbero potuto, visto che in un due uno da le spalle all'altro.
Erano entrambi estraniati e persi nel godimento della natura e della libertà che fortemente sentivano, odoravano e annusavano.
Questo idilliaco periodo durò tutto il tempo dell’università, frammisto ad esami e gare e competizioni locali, regionali e universitarie, che erano queste ultime quelle più importanti, quelle che erano più sentite e dove l’impegno che i giovani atleti ci mettevano era nettamente superiore e che richiamavano inglesi da tutto il paese. Arrivavano giornalisti dei quotidiani più importanti, specialmente, quando Oxford sfidava Cambridge, l’eterno rivale, su una canoa con otto giovani rematori, più un ‘altro piccolo e leggero che dava loro il ritmo, da secoli. La gara era molto spettacolare e migliaia di spettatori arrivavano con ogni mezzo, si mettevano ai lati del fiume per ammirare ed incitare questi ragazzi che si sfidavano in una massacrante competizione, che era perciò molto spettacolare, perché molto sentita, persino il preside si raccomandava ed incitava i propri ragazzi. Il compito a loro affidato era molto banale, dovevano semplicemente … vincere, sarebbe stato molto apprezzato una loro vittoria. Ma solo quella. I gestori dei ristoranti e dei pub della zona sapevano che, durante quella giornata, ma anche i giorni immediatamente prima ed i successivi, avrebbero fatto più affari che in un intero trimestre. Pregavano e speravano anche che le previsioni del tempo nei giorni immediatamente precedenti fossero buone e che non prevedessero pioggia. Altrimenti in pochi sarebbero arrivati, si sarebbero visti solo i familiari e le fidanzate dei rematori. E qualche giornalista.
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